Fatturazione elettronica: comunicare il codice destinatario non serve.

Quanti messaggi state ricevendo ed inviando per richiedere e comunicare il codice destinatario a clienti e fornitori?

Ebbene forse è il caso che sappiate che… è tutto inutile!

Ma andiamo con ordine….

Ormai è un dato di fatto: dal 1° gennaio 2019 per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato, e per le relative variazioni, dovranno essere emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di Interscambio e secondo il formato XML già in uso da diverso tempo per la FatturaPA.

Uno dei passaggi che sta creando più confusione in questi giorni è quello legato alla comunicazione del Codice Destinatario, un valore alfanumerico di sette cifre che deve essere registrato presso il Sistema di Interscambio e che rappresenta l’indirizzo telematico che verrà poi utilizzato dallo SdI del’Agenzia delle Entrate per il recapito delle fatture in formato xml.

Ma la comunicazione del Codice Destinatario al proprio fornitore o cliente è obbligatoria? La risposta è NO.

E per comprenderla meglio troviamo alcune preziose indicazioni in questo documento presente sul sito dell’Agenzia delle Entrate:

Leggi qui

All’interno delle linee guida dell’Agenzia delle Entrate [più precisamente a pagina 16] viene riportato chiaramente che “Attraverso il servizio di registrazione si può abbinare al proprio numero di partita Iva un indirizzo telematico (PEC o Codice Destinatario di 7 cifre identificativo di un canale FTP o Web Service) dove ricevere sempre tutte le fatture elettroniche, indipendentemente dall’indirizzo telematico che il fornitore avrà inserito nella fattura.

Pertanto, se si è utilizzato questo servizio, il SdI ignorerà l’indirizzo riportato in fattura e consegnerà la stessa all’indirizzo abbinato alla partita Iva.

Continua poi [nel riquadro di pagina 10] dicendo che “Nel caso in cui il cliente non comunichi alcun indirizzo telematico oppure è un consumatore finale ovvero un operatore in regime di vantaggio o forfettario ovvero un piccolo agricoltore, sarà sufficiente compilare solo il campo “Codice Destinatario” con il valore “0000000” ma il fornitore dovrà rilasciare al suo cliente una copia su carta (o inviarla per email) della fattura inviata al SdI comunicandogli anche che potrà consultare e scaricare l’originale della fattura elettronica nella sua area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate (per gli operatori Iva tale area è quella denominata “Consultazione Dati rilevanti ai fini IVA” del portale “Fatture e Corrispettivi”).

Queste due precisazioni portano alle seguenti conclusioni:

  1. Per le fatture attive, ovvero le fatture che dovremo emettere, potremmo indicare “0000000” come codice di destinazione sia per le fatture inviate a persone fisiche che per quelle intestate alle persone giuridiche, e saremo in ogni caso adempienti nei confronti del fisco. Nel caso delle persone fisiche dovremmo comunque inviare una copia con i mezzi tradizionali (mail, posta tradizionale, …), mentre nel caso delle aziende è probabile che abbiano già espresso la loro preferenza nel proprio cassetto fiscale, ed il Sistema di Interscambio sarà comunque in grado di recapitarle sul canale espresso come preferenza dal nostro cliente.
  2. Per le fatture passive è sufficiente indicare nel cassetto fiscale il Codice Destinatario come canale di preferenza per la ricezione. In tal modo i fornitori potranno emettere fatture indicando 0000000 (o qualsiasi altra stringa alfanumerica di 7 caratteri, visto che la preferenza indicata nel cassetto fiscale prevale e sovrascrive quanto riportato nella fattura elettronica – come riportato a pagina 16 -) e riceveremo le fatture sul nostro software preposto.

 

E quindi: se avete un’azienda entrate nel casetto fiscale ed indicate il vostro Codice Destinatario o l’indirizzo PEC sul quale vorrete ricevere le fatture elettroniche.

Tutto il resto… è noia!

2018-12-07T08:43:32+00:00